La ferrovia pedemontana e la Udine – Majano

Tutto ciò che rimane è una stazione a Nord di Udine, seminascosta dalla vegetazione, qualche casello trasformato in rustica villetta, un viadotto a Pagnacco tragicamente noto per essere stato teatro di tristi suicidi, e uno strano ponte sulla cosiddetta “Osovana” che restringe improvvisamente un lungo rettilineo ad Avilla di Buia funzionando da naturale dissuasore di velocità per i mezzi pesanti che la percorrono, e il cui tenace mantenimento, minacciato da progetti che l’avrebbero allargato e snaturato, è stato fortemente voluto dalla popolazione locale, anche per la valenza storica e simbolica che suggeriva. Già, perché sul sedime della Udine-Maiano, ultimato pochi anni dopo la fine della prima guerra mondiale utilizzando molta manodopera altrimenti disoccupata, non si posero mai binari né traversine (il cosiddetto armamento), ma al posto della ferrovia, allargando un po’ il sedime, si costruì non una pista ciclabile, come oggi si sarebbe fatto, ma addirittura una strada.

Sfortunata la storia di questa ferrovia, perché nacque per compensare Udine dalle sue tradite aspirazioni, originate dalla costruzione della Pedemontana, la Sacile Gemona, che proprio nel 1930 sarebbe stata completata. Udine aveva visto costruire attorno a sé, ma sfuggenti dal suo baricentro, una paio di linee che portavano altrove: prima la Portogruaro-Casarsa (1888), poi la Casarsa-Pinzano-Gemona (1914), poi la Sacile-Pinzano, linee che avevano un andamento Nord-Sud ma che evitavano il passaggio per Udine. La Udine-Maiano, invece, veniva costruita proprio per sovvertire questa tendenza, risucchiando il traffico generato dalla Sacile-Pinzano e in parte dalla Casarsa-Pinzano, e riportandolo nella capitale del Friuli.

Com’è noto, la ferrovia che avrebbe potuto servire un’ampia area in pieno sviluppo industriale e abitativo quale quella a Nord di Udine, mai ultimata, si trasformò in una strada, come avvenne suppergiù in quegli anni anche per la direttissima Udine-Bertiolo-Portogruaro. Un altro tassello ferroviario incompiuto, per la scarsa convinzione dei nostri amministratori dell’epoca, venne lasciato dapprima alla balia della vegetazione e dell’incuria, e poi a quella dei costruttori di strade: l’epoca d’oro dei trasporti su ferro era definitivamente tramontata.

Stazione di Pinzano